Soffro di cybercondria?

Quando hai un sintomo, la prima cosa che fai è cercarlo su Google? Dopo la ricerca ti convinci di avere le malattie più gravi? Se hai risposto di sì, potresti soffrire di cybercondria, l’ipocondria ai tempi di internet. 

Il termine cybercondria nasce dalla fusione delle parole “cyber” e “ipocondria”, cioè l’aver sempre paura di essere ammalati. Si tratta di un neologismo nato per indicare la propensione a prefigurare gli scenari peggiori quando si cercano online risposte mediche. Si stima che negli USA 8 persone su 10 siano cybercondriache. In Italia, secondo i dati del Censis, il fenomeno interessa il 32,4% della popolazione.

Tutti noi siamo abituati, in presenza di un sintomo, a interrogare dottor Google.

Mentre prima dell’avvento di internet, in presenza di un sintomo si andava dal medico o ci si informava tramite quotidiani o riviste, oggi tutti usano la rete per informarsi.

Se è vero che ciò ci permette di trovare una grande quantità di informazioni sanitarie con estrema facilità, il risvolto della medaglia è che tutte queste informazioni possono portare a sviluppare uno stato di ansia sulla propria salute.

In Italia,  secondo un sondaggio della IBSA Foundation for Scientific Research, l’88% delle persone si affida al web per trovare informazioni sulla propria salute. La metà si affida ai primi risultati della ricerca e non verifica l’attendibilità delle fonti.

In alcuni casi, però, i primi risultati ottenuti non sono i più affidabili.

Le caratteristiche degli algoritmi dei motori di ricerca, infatti, influenzano la qualità delle informazioni che troviamo.

Un’indagine realizzata dalla Microsoft ha evidenziato come gli utenti, dopo avere inserito in un motore di ricerca i propri sintomi, consultino maggiormente i risultati che mettono in relazione il loro malessere a malattie gravi piuttosto che a disturbi lievi e più probabili. Ciò li spinge ad effettuare ulteriori ricerche con conseguente consultazione di pagine simili, creando un circolo vizioso che incrementa lo stato di ansia.

Come evitare la cybercondria?

Fondamentale è non cedere alle autodiagnosi online. Un processo diagnostico, infatti, non può essere effettuato mediante uno strumento automatico e sulla base dei sintomi inseriti in un motore di ricerca. La capacità di fare diagnosi è un processo complesso che tiene conto di numerose informazioni che il medico ottiene tramite un colloquio con il paziente ed è una competenza che si acquisisce dopo anni di studio ed esperienza.

Il nostro consiglio è, quindi, in presenza di un disturbo, di rivolgerti sempre a un esperto in materia,  che sia un ginecologo, un endocrinologo, un sessuologo o il tuo medico di famiglia. 

Fonti:

Dottore, ma è vero che?  – Portale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

Frediani C., “La cybercondria da motore di ricerca”, Corriere della Sera

Markoff J., “Microsoft Examines Causes of ‘Cyberchondria’”, New York Times

Redazione Mettiche

Ultimo aggiornamento: 1 giugno 2020

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