Sapevi che esiste l’anuptafobia, la paura di restare single?

L’anuptafobia è la paura di restare single, di non sposarsi o di non avere un compagno. Scopri se ne soffri anche tu e cosa puoi fare per uscirne.

L’anuptafobia, la paura di restare single, è una fobia che colpisce le donne. È chiamata anche “sindrome da Bridget Jones”, dal nome dalla protagonista del film cult “Il diario di Bridget Jones” che è alla costante ricerca dell’amore.

I casi sono aumentati durante l’emergenza Covid

La pandemia e il conseguente lockdown hanno provocato un aumento del senso di vulnerabilità e di impotenza, risvegliando vecchie paure o generandone di nuove. Tra queste, c’è proprio l’anuptafobia che ha riscontrato un notevole incremento a causa della drastica riduzione dei contatti sociali e del rifugiarsi nel mondo virtuale per conoscere persone, come dimostrato dall’aumento dell’uso di chat e dating online. Si è creato un circolo vizioso tra ricerca, investimento, illusione, senso di fallimento e paura di restare single.

Come capire soffro di anuptafobia?

Se è vero che tutti nella vita abbiamo avuto paura di non trovare la nostra anima gemella, chi soffre di questa fobia ha delle caratteristiche precise.

Spesso è una donna con una storia di vita fatta di abbandoni, tradimenti, rifiuti da parte dei genitori prima e dei partner poi. Ciò la porta a considerare la fine di una relazione come un fallimento personale, con un senso di incomprensione da parte degli altri e un’ancora maggiore voglia di trovare qualcuno che la rassicuri, dal quale però finisce inevitabilmente col far dipendere la propria autostima.

Ha generalmente una dipendenza affettiva dall’altro e una gelosia eccessiva: tutti elementi che spesso la portano a un controllo ossessivo del partner. È alla ricerca dell’uomo ideale, salvo scontrarsi con la realtà dell’imperfezione o col fatto di non voler accorgersi dei suoi difetti. Questo la porta a insistere su relazioni sbagliate che non potranno che finire male, aumentando la frustrazione e il senso di fallimento.

Come uscirne?

La prima indicazione è quella di rivolgersi a uno psicoterapeuta.

Può aiutare, inoltre, seguire dei piccoli accorgimenti nella vita di tutti i giorni:

  • non vivere ogni nuova relazione come se fosse quella della vita;
  • dedicarsi quotidianamente ad attività da cui si possano trarre emozioni, in modo che la relazione affettiva non sia vista più come unica fonte di soddisfazione emotiva;
  • dare importanza ad altri aspetti della vita: spesso la persona riduce tutto all’obiettivo di trovare un partner e non considera gli altri traguardi da cui può trarre gratificazione, come il lavoro, i viaggi, le amicizie.

Fonti:

Donna Moderna

D.it Repubblica

Redazione Mettiche

Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2020

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