- Introduzione Introduzione
- Cos’è il prolasso genitale? Cos’è il prolasso genitale?
- Quando può manifestarsi? Quando può manifestarsi?
- Sintomi da non sottovalutare Sintomi da non sottovalutare
- Possibili trattamenti al prolasso genitale Possibili trattamenti al prolasso genitale
- Prendersi cura di sé senza vergogna Prendersi cura di sé senza vergogna
Tutto comincia da una parte del corpo che, per lo più, tendiamo a sottovalutare: il pavimento pelvico. Ma di cosa si tratta esattamente?
Per darne una definizione il più comprensibile possibile si può dire che, in tutta sostanza, è quella “zona” che si appoggia sulla sella della bicicletta!
Se vogliamo essere più scientifici, invece, possiamo dire che il pavimento pelvico è l’insieme di muscoli, legamenti e fasce che chiude inferiormente la cavità addomino-pelvica.
La sua funzione prevalente ed essenziale è quella di sostenere gli organi interni come vescica, uretra e retto e, nel caso delle donne, anche dell’utero.
Il pavimento pelvico, quindi, (qualora avessimo dubbi) ce l’abbiamo tutti, ma per la particolare conformazione anatomica e per alcune esperienze fisiologiche che lo mettono particolarmente alla prova, come gravidanza e parto, quello femminile è maggiormente predisposto a un problema che si manifesta nel tempo e che, seppur non raro, resta troppo spesso per pudore un segreto custodito tra imbarazzo e silenzi.
Stiamo parlando del prolasso genitale.
Sembra davvero una cosa distante, ma è bene sapere che potrebbe toccare la vita quotidiana personale come quella di amiche, mamme, nonne e colleghe.
Eppure, se ne parla pochissimo, come se fosse un argomento “vietato” da sussurrare a bassa voce.
Il risultato? Tante donne si ritrovano a convivere con sintomi fastidiosi senza sapere che esistono soluzioni efficaci.
Ecco perché è il momento di accendere i riflettori e affrontare l’argomento con un linguaggio chiaro e diretto.
Facciamo, però, un’ulteriore importante chiarezza: il pavimento pelvico è tra i "colpevoli" del prolasso genitale, ma non è l’unico.
Gli organi pelvici, infatti, sono avvolti e sostenuti anche da fasce e legamenti più interni che condividono la responsabilità del sostegno e che, se perdono consistenza e tono, sono equamente responsabili del problema.
Su questi, però, a differenza del pavimento pelvico, abbiamo decisamente meno possibilità di agire se non chirurgicamente.
Cos’è il prolasso genitale?
Partiamo dalle basi.
Il prolasso genitale si verifica quando i muscoli e i tessuti del pavimento pelvico, che normalmente sostengono vagina, utero e altri organi vicini, perdono tono e cedono.
In pratica, gli organi interni tendono a “scendere” verso il basso, creando quella sensazione di pressione o “peso” che molte donne descrivono.
Non si tratta di un problema improvviso, ma di una condizione che si sviluppa lentamente, nel tempo.
Spesso, tra l’altro, sentiamo parlare di prolasso vaginale e invece qui lo vediamo indicato come prolasso genitale: è la stessa cosa? In realtà, no.
Se per l’opinione comune si tratta di sinonimi in realtà si dovrebbe dire che, più correttamente, il prolasso vaginale è un tipo di prolasso genitale… quando cioè, tra tutti gli organi, a prolassare è la parete della vagina.
Dal punto di vista medico il prolasso è classificato in gradi:
- Lieve (grado 1): quasi impercettibile, spesso scoperto solo durante una visita ginecologica.
- Moderato (grado 2): si avverte più chiaramente perché c’è una discesa più pronunciata degli organi verso l’esterno.
- Grave (grado 3 e 4): gli organi arrivano addirittura a sporgere dalla vagina.
Non tutte le donne, fortunatamente, raggiungono le forme più avanzate e anche la sintomatologia può variare da persona a persona.
Conoscere, però, la progressione aiuta a capire quando è il momento di correre ai ripari.
Quando può manifestarsi?
Il prolasso non è “colpa” di nessuno ma può comparire in presenza di fattori di rischio che indeboliscono i tessuti del pavimento pelvico.
I principali sono:
- Età: con il passare degli anni, la muscolatura, i legamenti e i tessuti di sostegno interni alla pelvi tendono naturalmente a perdere elasticità;
- Parto vaginale: le gravidanze in genere ma in modo particolare i parti vaginali possono lasciare una “traccia” sul pavimento pelvico, specialmente se si aggiungono delle complicanze come lacerazioni importanti;
- Menopausa: la riduzione degli estrogeni tipica della menopausa porta ad una perdita di tono e di trofismo dei tessuti;
- Obesità: una massa corporea elevata aumenta il peso che il pavimento pelvico deve sostenere e ne provoca più facili cedimenti;
- Attività fisiche molto intense: sport ad alto impatto come il sollevamento pesi e sforzi continui possono favorire il cedimento dei muscoli;
- Stitichezza cronica o tosse persistente: anche piccoli sforzi ripetuti ogni giorno possono diventare un peso per il pavimento pelvico. L’abitudine a dover “spingere” per la defecazione o colpi di tosse continui e ripetuti a lungo andare indeboliscono le strutture muscolari che sostengono gli organi pelvici.
Il prolasso può quindi comparire in momenti diversi della vita, ma se da un lato non è una colpa dall’altro si può dire che la sua comparsa o il peggioramento della condizione possono dipendere dall’ignorare determinati eventi o sintomi.
Fortunatamente, comunque, non si tratta di un destino inevitabile. E soprattutto, non è un marchio di “vecchiaia”: riguarda anche donne giovani, in modo particolare dopo una gravidanza.
Sintomi da non sottovalutare
La responsabilità principale che ha ciascuno di noi è quella di non ignorare segni e sintomi. Spesso, infatti, il corpo ci parla, ma noi siamo bravissim* a non ascoltarlo.
Quando si tratta di prolasso, nello specifico, i segnali ci sono e imparare a riconoscerli è fondamentale per intervenire precocemente.
I sintomi più comuni possono essere:
- Sensazione di “peso” o pressione nella zona pelvica;
- Fastidio o dolore durante i rapporti sessuali;
- Perdite involontarie di urina o, in alcuni casi, bisogno eccessivamente frequente di correre in bagno;
- Problemi intestinali o sensazione di incompleto svuotamento.
Nei casi più avanzati percezione di un “corpo estraneo” che scende nella vagina.
Tutti questi non sono mai dettagli da trascurare. Se si riconosce anche solo uno di questi campanelli d’allarme il primo passo è quello di parlarne con il proprio medico o con l’ostetrica.
È sempre importante ricordare che il tabù non cura, la prevenzione sì.
Possibili trattamenti al prolasso genitale
La buona notizia, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, è che il prolasso non è una condanna.
Esistono soluzioni personalizzate in base alla gravità del problema e alle esigenze della persona.
Queste opzioni possono essere più conservative oppure orientarsi verso un trattamento chirurgico.
Le modalità conservative sono normalmente più adatte al trattamento di casi lievi o moderati. Il professionista che valuta la situazione può proporre strategie non invasive come:
- Riabilitazione del pavimento pelvico: esercizi mirati (spesso guidati da ostetriche o fisioterapisti specializzati) che rinforzano i muscoli interni.
- Pessari vaginali: piccoli dispositivi in silicone che, inseriti nella vagina, aiutano a sostenere gli organi. Va fatto notare, tuttavia, che a differenza della riabilitazione il pessario non risolve il problema se non meccanicamente… I muscoli, quindi, non si rinforzano e risulta perciò necessario riposizionare periodicamente un nuovo pessario.
- Stile di vita sano: perdere peso se necessario, evitare sforzi eccessivi e correggere stitichezza o abitudini dannose. Si tratta, in questo caso, di una buona norma comportamentale associabile sia alla riabilitazione che all’utilizzo del pessario.
Quando, invece, il prolasso è avanzato e i sintomi compromettono la qualità della vita si può ricorrere alla chirurgia.
Le tecniche oggi sono sempre meno aggressive, con approcci mini-invasivi in laparoscopia o vaginali che riducono i tempi di recupero.
In alcuni casi si ricorre alla “ricostruzione” o al rafforzamento del pavimento pelvico; in altri, invece, alla rimozione dell’utero (isterectomia), ma sempre dopo una valutazione attenta e ponderata.
La valutazione di un professionista qualificato è un aspetto imprescindibile per poter fare la scelta più adatta.
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Prendersi cura di sé senza vergogna
Il prolasso genitale è dunque una condizione abbastanza diffusa ma troppo spesso circondata dal silenzio.
Eppure, parlarne, informarsi e affrontarlo è il modo migliore per liberarsi da un problema che rischia di compromettere serenità e qualità della vita.
Non esistono motivi per sentirsi in colpa: si tratta di un disturbo medico che va semplicemente riconosciuto e trattato. La scienza offre soluzioni efficaci, dalla riabilitazione alla chirurgia.
Il messaggio finale, quello da portare a casa, è molto semplice: non restare in silenzio.
Se il corpo manda segnali va ascoltato. La strada giusta è quella di rivolgersi ad un professionista ed informarsi correttamente.
Prendersi cura di sé non è un lusso ma un atto d’amore verso la propria salute.
Sfatiamo insieme il tabù: il prolasso si può affrontare e superare, senza vergogna e con la consapevolezza che il benessere intimo è una parte fondamentale della vita di ogni persona.
Riccardo Federle
Ostetrico
Ostetrico e referente per il rischio clinico presso l’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, è presidente dell’associazione “La Lampada delle Scienze” e collabora con Ciaopeople per la divulgazione scientifica in ambito gravidanza.