Il disturbo disforico premestruale, o DDP, è una condizione reale riconosciuta anche dalla comunità scientifica. È diversa dalla classica sindrome premestruale che molti conoscono e spesso sottovalutano.

Non si tratta di “semplici sbalzi d’umore” o di una maggiore sensibilità prima del ciclo, ma di un disturbo vero e proprio che coinvolge profondamente la sfera emotiva e psicologica.

Chi ne soffre può sentirsi improvvisamente sopraffattə da irritabilità, tristezza, ansia o un senso di perdita di controllo che rende più difficile affrontare la giornata.

Il DDP ha una base biologica precisa: è legato alla fase luteale del ciclo mestruale, quando i livelli ormonali di estrogeni e progesterone cambiano rapidamente, influenzando anche i neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore, come la serotonina.

Questi cambiamenti ormonali, in chi è predisposto, possono amplificare le reazioni emotive e creare un ciclo di tensione e tristezza che si ripete ogni mese.

Capire che il DDP non è solo ‘nella testa’ ma che ha cause biologiche e psicologiche reali, aiuta a smettere di colpevolizzarsi e a cercare il giusto aiuto.

Riconoscere i sintomi e chiedere aiuto è il primo passo per rompere il silenzio e trovare un equilibrio.

Con il giusto supporto è possibile tornare a vivere con più serenità e controllo.

Cos’è il disturbo disforico premestruale (DDP)

Il disturbo disforico premestruale (DDP) è una forma grave e clinicamente riconosciuta della sindrome premestruale, ma si distingue da essa per l’intensità dei sintomi e l’impatto che ha sulla vita emotiva e relazionale.

Nel DSM-5, il principale manuale diagnostico dei disturbi mentali, il DDP è classificato come disturbo depressivo ciclico, con sintomi che si manifestano nella fase luteale del ciclo mestruale (quella che precede le mestruazioni) e migliorano o scompaiono con l’inizio del flusso.

I sintomi principali riguardano la sfera psicologica e includono:

  • ansia intensa
  • irritabilità
  • tristezza profonda
  • sbalzi d’umore improvvisi
  • difficoltà di concentrazione
  • un senso di perdita di controllo.

A questi possono aggiungersi sintomi fisici come tensione al seno, mal di testa e stanchezza, ma ciò che rende il DDP particolarmente complesso è la sua influenza sulla mente e sulle relazioni.

Chi lo vive, descrive spesso quei giorni come un periodo in cui le emozioni prendono il sopravvento e tutto sembra più pesante.

La ricerca scientifica ha dimostrato che queste reazioni non sono frutto di una maggiore sensibilità emotiva, ma derivano da un’interazione complessa tra ormoni e sistema nervoso centrale.

In pratica, i cambiamenti ormonali che avvengono in questa fase influenzano anche la serotonina, la sostanza che regola l’umore, rendendo più facile sentirsi tristi o irritabili.

Il DDP colpisce circa il 3-8% delle persone in età fertile, ma rimane spesso non diagnosticato.

Molte donne lo confondono con la sindrome premestruale o lo considerano una “reazione normale” al ciclo, convivendo con un disagio che potrebbe, invece, essere trattato e gestito con il giusto supporto medico e psicologico.

Riconoscere il DDP come una condizione reale è il primo passo per smettere di sentirsi ‘sbagliatə’ e iniziare a prendersi cura di sé in modo consapevole.

L’impatto sulla vita quotidiana del disturbo disforico premestruale

Il disturbo disforico premestruale può influenzare la vita di chi ne soffre in modo profondo e concreto, andando oltre i semplici malumori legati al ciclo.

Nei giorni che precedono le mestruazioni, la mente può sembrare più lenta, più ‘piena’. 

Anche le piccole cose quotidiane iniziano a pesare di più. Le relazioni con gli altri diventano più fragili: si può reagire con rabbia o irritazione a commenti innocenti, sentirsi incompresi o avere l’impressione che nessuno capisca davvero cosa si stia attraversando. 

Poi, quando tutto passa, può restare quella sensazione di stanchezza o di colpa per reazioni che, in realtà, non si potevano controllare.

Anche lo studio o il lavoro ne risentono. L’attenzione cala, la motivazione scende e può diventare difficile rispettare le scadenze o affrontare gli impegni quotidiani. 

Alcune persone raccontano di non riuscire a concentrarsi nemmeno su compiti semplici o di provare un senso di “nebbia mentale”. 

Questi episodi non sono segni di debolezza, ma parte integrante del disturbo: studi neuroscientifici hanno evidenziato che nel DDP avvengono reali cambiamenti neurochimici, in particolare nella regolazione della serotonina, il neurotrasmettitore che influenza l’umore e il sonno.

Il sonno, infatti, può diventare irregolare: c’è chi si sente spossato per giorni e chi invece fatica ad addormentarsi a causa della tensione interna. 

Tutto questo ha un impatto diretto sull’autostima, che può diminuire man mano che ci si sente “sbagliate” o fuori controllo.

Il DDP non è qualcosa di immaginario, è una condizione reale, influenzata da fattori biologici e ormonali che incidono sulle emozioni.

Sara Susani - Psicologa

Riconoscere che si tratta di un disturbo con radici fisiche e psicologiche è essenziale per rompere lo stigma.

Non è una questione di forza di volontà, ma di salute.

Il DDP va affrontato con la stessa attenzione e cura che si riserva a qualsiasi altro disturbo psicologico, perché solo attraverso la comprensione e il supporto è possibile ritrovare equilibrio e benessere mentale.

Come riconoscere il disturbo disforico premestruale

Riconoscere il disturbo disforico premestruale è un passaggio fondamentale per iniziare a stare meglio.

Capita che chi ne soffre conviva per anni con i sintomi, pensando che sia solo stress o il solito umore altalenante.

In realtà, comprendere che si tratta di un disturbo vero e proprio aiuta a ridurre la sofferenza e a costruire un percorso di cura efficace.

La diagnosi del DDP non si basa su un singolo esame, ma su un’osservazione attenta dei sintomi e della loro ciclicità.

Sara Susani - Psicologa

Gli specialisti, ginecologi o psichiatri, valutano la comparsa, la durata e l’intensità dei sintomi per almeno due cicli mestruali consecutivi: l’obiettivo è capire se i momenti di forte disagio si verificano sempre nella fase luteale, cioè nei giorni che precedono le mestruazioni, e se migliorano con il loro arrivo.

Per capire meglio cosa succede, può essere utile tenere un diario dei sintomi, annotando ogni giorno l’umore, l’energia e il sonno.

Tenere un diario in cui si scrivono ogni giorno le emozioni, l’energia e la qualità del sonno aiuta a notare schemi ricorrenti e a parlarne meglio con il medico.

Questo strumento non serve solo allo specialista, ma aiuta anche chi lo compila a comprendere meglio i propri cicli e a riconoscere i momenti più delicati.

Rivolgersi a un professionista è indispensabile per distinguere il DDP da altri disturbi dell’umore, come la depressione maggiore o il disturbo d’ansia generalizzato, che possono presentare sintomi simili ma con dinamiche diverse.

Una diagnosi precoce non solo permette di trovare un trattamento adeguato, ma riduce anche il rischio che i sintomi peggiorino nel tempo o influenzino negativamente le relazioni, lo studio e la vita quotidiana.

Capire che ciò che si prova ha una spiegazione concreta e che ci sono soluzioni possibili può già dare un forte senso di sollievo.

Strategie di gestione del disturbo disforico premestruale

Gestire il disturbo disforico premestruale

Imparare a gestire il DDP vuol dire fare pace con il proprio corpo e la propria mente, passo dopo passo, insieme a chi può aiutare davvero.

Non esiste una sola strada valida per tutte, ma diverse possibilità che possono essere combinate in base alla storia personale, alla gravità dei sintomi e alle esigenze di ciascuna persona.

Approcci medici e farmacologici

Il trattamento medico è spesso il primo passo nei casi in cui i sintomi del DDP compromettono significativamente la vita quotidiana.

Gli antidepressivi della classe SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), come fluoxetina o sertralina, si sono dimostrati efficaci nel migliorare l’umore e ridurre irritabilità, ansia e tristezza durante la fase luteale del ciclo.

In alcuni casi, gli specialisti possono valutare anche l’utilizzo di terapie ormonali o contraccettivi combinati, che stabilizzano i livelli di estrogeni e progesterone riducendo così le fluttuazioni ormonali responsabili del disagio emotivo.

È però importante che sia un medico a valutare e monitorare ogni trattamento, perché ognuno reagisce in modo diverso.

Approcci psicologici

Accanto al supporto medico, la psicoterapia può offrire strumenti pratici per comprendere e gestire meglio i propri stati d’animo.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è una delle più efficaci nel trattamento del DDP, perché aiuta a riconoscere quei pensieri automatici che peggiorano l’umore e a sostituirli con altri più realistici e gentili verso sé stesse.

Attraverso tecniche di consapevolezza e gestione emotiva, la CBT permette di affrontare con maggiore equilibrio i momenti di tensione premestruale.

Questo tipo di terapia può essere svolto individualmente o in gruppo e spesso produce benefici duraturi anche sul piano dell’autostima e delle relazioni interpersonali.

Stile di vita e benessere

Le scelte quotidiane possono influenzare molto l’intensità dei sintomi.

L’attività fisica regolare, anche una camminata di 30 minuti al giorno, aiuta a rilasciare endorfine, sostanze naturali che migliorano l’umore e riducono la tensione.

Mangiare in modo equilibrato (più frutta, verdura, cereali integrali e meno zuccheri) aiuta a mantenere l’energia stabile durante la giornata.

È consigliabile ridurre il consumo di caffeina, zuccheri raffinati e alcol, che possono amplificare irritabilità e insonnia.

Anche il sonno svolge un ruolo chiave: dormire a orari regolari favorisce la regolazione ormonale e il recupero emotivo.

Anche piccole abitudini come la mindfulness, lo yoga o semplici esercizi di respirazione possono aiutare a calmare la mente e ad affrontare meglio i giorni più difficili.

Il percorso ideale di gestione del DDP unisce quindi interventi medici, supporto psicologico e abitudini sane.

Ogni persona reagisce in modo unico: trovare il proprio equilibrio richiede tempo e ascolto.

Con il giusto supporto, ogni persona può costruire un percorso che la faccia stare meglio davvero.

Prendersi cura di sé è parte della salute

Capita spesso che chi vive il DDP minimizzi i sintomi o pensi che sia solo una questione di carattere.

In realtà, è molto più di questo. Chiedere aiuto non è un segno di fragilità, ma un atto di responsabilità verso sé stessi: significa scegliere di non rimanere intrappolati nel disagio e di voler stare meglio.

Il benessere mentale è una parte fondamentale della salute sessuale e riproduttiva.

Prendersi cura delle proprie emozioni, ascoltare i segnali del corpo e rivolgersi a professionisti qualificati è il modo più concreto per proteggere il proprio equilibrio psicofisico.

La ricerca mostra che il sostegno medico e psicologico migliora in modo significativo la qualità della vita di chi soffre di DDP e riduce il rischio che i sintomi si possano aggravare nel tempo.

Il messaggio più importante è semplice: non devi affrontare tutto da solə.

Se ti riconosci in questi sintomi, non restare in silenzio. Parlane con un professionista: non sei solə e, con il giusto aiuto, puoi stare meglio.

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articolo a cura di

Sara Susani

Psicologa

Dott ssa sara susani

Sara Susani è psicologa e psicoterapeuta in formazione. Si occupa di benessere psicologico e comunicazione, unendo pratica clinica e scrittura per rendere accessibili temi complessi legati alla crescita personale.