Depressione e libido sono spesso collegate in modo profondo, anche se non sempre facile da riconoscere, e questo legame attraversa il corpo, la mente e le relazioni.

Quando l’umore si abbassa in modo persistente, il desiderio sessuale può affievolirsi, cambiare forma o sembrare del tutto assente, generando confusione, senso di colpa e paura di “non essere più come prima”.

Capire questo legame significa superare l’idea che il sesso dipenda solo dalla volontà o dall’attrazione, e riconoscere quanto la sessualità risenta del benessere psicologico e dei percorsi di cura.

Depressione e libido: cosa accade nel corpo e nella mente

Quando depressione e desiderio sessuale si intrecciano, il cambiamento non riguarda solo ciò che pensiamo o proviamo emotivamente, ma coinvolge in modo diretto il funzionamento del nostro corpo e del cervello.

Dal punto di vista biologico, nella depressione si osservano alterazioni dei principali neurotrasmettitori che regolano piacere, motivazione ed energia.

La serotonina, fondamentale per l’equilibrio dell’umore, quando è sbilanciata può contribuire a una riduzione dell’interesse verso le attività che normalmente risultano gratificanti, inclusa la sessualità.

Allo stesso tempo, la dopamina, legata al desiderio, alla spinta verso ciò che dà piacere e alla curiosità, tende a diminuire negli stati depressivi, rendendo più difficile “sentire” lo stimolo sessuale come interessante o coinvolgente.

Anche la noradrenalina, che sostiene l’attivazione e la risposta fisica, può risultare meno efficace, con un impatto diretto sull’eccitazione e sulla reattività del corpo.

A questo si aggiunge il ruolo dello stress cronico, che spesso accompagna la depressione.

Livelli elevati e prolungati di cortisolo, l’ormone dello stress, possono interferire con i meccanismi neuroendocrini che regolano il desiderio sessuale, “spegnendo” gradualmente le risposte corporee legate all’eccitazione.

Un corpo che resta a lungo in uno stato di allerta o di stress tende a ridurre tutto ciò che non è immediatamente necessario, incluso il piacere sessuale.

Dott.ssa Sara Susani - Psicologa

Dal punto di vista mentale, il calo della libido è spesso legato a vissuti emotivi profondi e particolarmente faticosi da sostenere.

Uno dei sintomi centrali della depressione è l’anedonia, ovvero la difficoltà a provare piacere: una condizione che non riguarda solo le attività quotidiane, ma può estendersi anche alla sfera sessuale, rendendo il desiderio più debole o assente.

A questo si sommano l’affaticamento emotivo, la sensazione di essere svuotati”, la perdita di fiducia in sé e nel proprio corpo e un senso di colpa che porta molte persone a sentirsi sbagliate o inadeguate.

Non è raro, infatti, che subentri anche un ritiro relazionale, una tendenza a chiudersi o ad evitare l’intimità, per paura di deludere l’altro o di non essere all’altezza delle aspettative.

È importante sottolineare che questi cambiamenti possono verificarsi anche quando la relazione affettiva è stabile, sicura e soddisfacente.

La mancanza di desiderio, in questi casi, non è un segnale di disamore o disinteresse, ma l’espressione di un equilibrio psicofisico temporaneamente compromesso. 

Normalizzare questa esperienza significa riconoscere che la sessualità è profondamente connessa al benessere mentale e che il calo del desiderio non è una colpa né una scelta volontaria, ma una risposta comprensibile del corpo e della mente a una sofferenza reale.

Il ruolo dei farmaci

I farmaci meritano un’attenzione particolare, perché spesso è proprio durante una terapia antidepressiva che molte persone iniziano a notare cambiamenti nel desiderio sessuale.

Una cosa da chiarire subito è che non tutti gli antidepressivi hanno lo stesso effetto sulla sessualità e che le reazioni possono essere molto diverse da persona a persona.

Alcuni sperimentano un calo del desiderio, altri difficoltà nell’eccitazione o nel raggiungimento dell’orgasmo, mentre per altri ancora la vita sessuale rimane sostanzialmente invariata.

Le evidenze scientifiche mostrano che gli antidepressivi appartenenti alla classe degli SSRI, come fluoxetina, sertralina o paroxetina, sono più frequentemente associati a effetti collaterali sessuali.

Questo accade perché agiscono principalmente sulla serotonina, il neurotrasmettitore fondamentale per la regolazione dell’umore che, quando viene modulato in modo intenso, può interferire con i circuiti cerebrali legati al piacere e alla risposta sessuale.

Esistono, però, altri antidepressivi che sembrano avere un impatto diverso o più contenuto sulla sessualità.

Alcuni farmaci che agiscono anche sulla dopamina e sulla noradrenalina, come il bupropione, sono stati associati a un minor rischio di effetti sessuali indesiderati e, in alcuni casi, persino a un miglioramento del desiderio.

Questo non significa che siano miglioriin senso assoluto, ma che la scelta del farmaco può e deve tenere conto della storia personale, dei sintomi e delle priorità di chi lo assume.

La presenza di effetti collaterali sessuali non significa che la terapia stia fallendo, né che debba essere sospesa autonomamente.

Interrompere o modificare i farmaci senza il supporto di un medico può essere rischioso e peggiorare il quadro depressivo.

Dott.ssa Sara Susani - Psicologa

Per questo motivo, il dialogo aperto con lo psichiatra o il medico curante è essenziale.

Parlare esplicitamente di libido, desiderio e difficoltà sessuali permette di valutare insieme possibili aggiustamenti di dosaggio, cambi di molecola o integrazioni terapeutiche, in un’ottica di cura globale della persona.

Dal punto di vista psicologico, è importante ricordare che la salute mentale resta la priorità e che la sessualità non è un aspetto separato o secondario, ma parte integrante della qualità della vita.

Al contrario, può essere affrontata in modo integrato e personalizzato, tenendo conto sia del benessere emotivo sia della qualità della vita sessuale.

Sapere che esistono alternative e margini di adattamento aiuta a ridurre la paura, il senso di impotenza e il silenzio che spesso circondano questi temi.

Come affrontare il problema legato a depressione e libido

Affrontare il legame tra depressione e calo della libido spesso significa, prima di tutto, smettere di restare soli con il problema. 

Molte persone vivono questa difficoltà in silenzio, convinte di dover “resistere” o di dover tornare a funzionare come prima nel minor tempo possibile.

In realtà, parlare apertamente del proprio disagio è uno dei passi più importanti per ridurre il senso di isolamento e la confusione emotiva che spesso accompagnano questi vissuti.

Condividere ciò che si sta attraversando con il partner permette di evitare fraintendimenti, come l’idea che il calo del desiderio indichi una mancanza di amore o di interesse, e apre uno spazio di comprensione reciproca.

Allo stesso modo, portare questi temi in un colloquio con uno specialista consente di dare un nome a ciò che accade e di sentirsi accompagnati in un percorso di cura, invece che affrontarlo da soli.

La psicoterapia offre uno spazio protetto in cui esplorare, senza giudizio, le emozioni legate al cambiamento del desiderio sessuale.

Nel lavoro individuale o sessuologico è possibile affrontare paure, aspettative, sensi di colpa e vissuti di inadeguatezza, comprendendo meglio come la depressione stia influenzando il rapporto con il proprio corpo e con il piacere.

Gli interventi psicoterapeutici, infatti, possono migliorare non solo i sintomi depressivi, ma anche la qualità della vita sessuale, aiutando le persone a ricostruire una relazione più gentile e consapevole con il desiderio.

L’obiettivo non è forzare il suo ritorno, ma creare condizioni emotive e corporee più favorevoli.

Accanto alla psicoterapia, è utile considerare approcci integrati che tengano conto della persona nella sua globalità.

Prendersi cura della salute mentale può andare di pari passo con piccoli cambiamenti nello stile di vita, come una maggiore attenzione al sonno, al movimento e alla gestione dello stress quotidiano.

Anche il lavoro sul corpo e sulla consapevolezza sensoriale, attraverso pratiche che favoriscono l’ascolto delle sensazioni e il contatto con il presente, può aiutare a ricostruire gradualmente un senso di connessione con sé stessi.

È importante ricordare che non esistono soluzioni rapide o universali.

Affrontare depressione e calo della libido significa intraprendere un percorso graduale, fatto di ascolto, pazienza e rispetto dei propri tempi.

Riconoscere i piccoli cambiamenti, accettare le fasi di stallo e mantenere un atteggiamento realistico aiuta a ridurre la pressione e a costruire un percorso di cura più solido e rispettoso della propria esperienza.

Il ruolo della complicità di coppia

Dialogo di coppia per combattere depressione e calo libido

Quando una persona vive un momento complesso come la depressione, la relazione di coppia ne viene coinvolta quasi sempre, anche se nessuno dei due lo desidera.

È qualcosa che accade in modo silenzioso, spesso senza una causa evidente, e uno dei primi segnali può essere proprio il cambiamento del desiderio sessuale.

Il calo della libido diventa così uno degli aspetti più visibili e, allo stesso tempo, più difficili da affrontare insieme.

Spesso, il partner può sentirsi confuso, rifiutato o messo da parte, mentre chi vive la depressione può provare senso di colpa, paura di deludere e la sensazione di non essere più “abbastanza”.

In questo intreccio emotivo, il rischio è che il calo del desiderio venga interpretato come una mancanza d’amore, quando in realtà è l’espressione di una sofferenza psicologica che coinvolge energie, emozioni e percezione di sé.

In questa fase, la pazienza reciproca diventa una forma concreta di cura.

È importante ridurre le pressioni, esplicite o implicite, legate alla sessualità e accettare che il desiderio non possa essere forzato aiuta a non aggiungere ulteriore peso a una situazione già complessa.

Le coppie che riescono a parlare apertamente dei cambiamenti legati alla depressione, senza accusarsi o colpevolizzarsi, mantengono livelli più alti di soddisfazione emotiva anche nei momenti di difficoltà.

Dare spazio al dialogo permette di chiarire che il problema non è il legame affettivo, ma una fase complessa che richiede tempo e comprensione.

Dott.ssa Sara Susani - Psicologa

In molti casi, può essere utile rivedere il significato stesso di intimità.

L’intimità, infatti, non coincide esclusivamente con il rapporto sessuale, né con la prestazione o la frequenza.

In periodi di depressione può assumere forme diverse, come il contatto fisico non sessualizzato, la tenerezza, la vicinanza quotidiana, la condivisione delle emozioni e dei silenzi.

Questi gesti aiutano a mantenere una connessione emotiva viva e a ridurre la distanza che spesso si crea quando il sesso cambia ritmo o modalità.

È importante sottolineare che attraversare insieme un periodo depressivo non significa resistere” o annullare i propri bisogni, ma imparare a rispettare i tempi dell’altro senza perdere di vista la relazione.

Quando c’è ascolto, rispetto e supporto reciproco, la complicità può trasformarsi e, in alcuni casi, persino rafforzarsi.

La coppia diventa così uno spazio in cui la fragilità non è un ostacolo, ma un elemento che, se condiviso, può aumentare la fiducia e la profondità del legame.

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articolo a cura di

Sara Susani

Psicologa

Dott ssa sara susani

Sara Susani è psicologa e psicoterapeuta in formazione. Si occupa di benessere psicologico e comunicazione, unendo pratica clinica e scrittura per rendere accessibili temi complessi legati alla crescita personale.