Sieropositività

La sieropositività indica la presenza di anticorpi contro il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus, il virus dell’AIDS) che possono essere evidenziati nel siero di un individuo, dopo il contagio con il virus. Essere sieropositivo non significa necessariamente essere malato di AIDS.

L’HIV (Human Immunodeficiency Virus) è un virus che provoca l’AIDS (sindrome da immunodeficienza) capace di annientare, nel tempo, il sistema immunitario di chi lo contrae. 

Il contagio avviene per contatto diretto con un liquido corporeo con una ferita o una microabrasione di un soggetto infetto. Sangue, sperma e secrezioni pre-eiaculatorie, liquido vaginale, latte materno e liquido amniotico trasmettono il virus.

Situazioni a rischio sono i rapporti sessuali non protetti. Ma anche il consumo di droghe in cui ci sia scambio di siringhe.

Per effettuare dei test di controllo bisogna attendere almeno 2/3 mesi dal contagio. Se il test rileva la presenza di anticorpi specifici contro l’HIV, il soggetto è detto sieropositivo. 

Inizialmente, la persona contagiata dal virus HIV non ha sintomi. Tuttavia, durante questo periodo la persona è molto contagiosa, perché il virus HIV è presente in grandi quantità nei fluidi genitali e nel sangue.

Con l’avanzare dell’infezione, il virus HIV indebolisce gravemente il sistema immunitario, e la persona contagiata può avere sintomi come: febbre ricorrente; ingrossamento dei linfonodi; rapida perdita di peso; stanchezza estrema e inspiegabile; abbondante sudorazione notturna; diarrea prolungata; macchie marroni o rossastre sulla pelle e sulle mucose; disturbi neurologici, come perdita di memoria e depressione; ulcerazione delle mucose (bocca, ano o genitali); polmonite.

Redazione Mettiche

Ultimo aggiornamento: 2 aprile 2020

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