Coronavirus e sesso: la pandemia ha cambiato la nostra sessualità?

Secondo i risultati di uno studio su Coronavirus e sesso, sembra proprio che la pandemia abbia cambiato la nostra sessualità.

Da uno studio su Coronavirus e sesso, eseguito dagli psicologi e sessuologi del Kinsey Institute in Indiana, negli Stati Uniti, è emerso che durante la pandemia le persone hanno avuto meno rapporti e i comportamenti sessuali, sia in solitaria che in coppia, sono diminuiti, se messi a confronto con le abitudini dell’ultimo anno.

Coronavirus e sesso: lo studio

La ricerca dal titolo “Less sex, but more sexual diversity: changes in sexual behavior during the covid-19 coronavirus pandemic” ha coinvolto 1.559 adulti con una età media di 34 anni. Ai partecipanti è stato chiesto se la loro vita sessuale fosse migliorata, rimasta invariata o diminuita durante il lockdown.

Circa il 44% degli individui intervistati, ha riferito che durante il lockdown la qualità della propria vita sessuale è diminuita. La pandemia, però, ha risvegliato la curiosità e la voglia di sperimentare, tanto che un individuo su 5 dichiara di aver sperimentato almeno una nuova attività sessuale.

Coronavirus e sesso: nuove posizioni, cybersex e sexting

Secondo i risultati della ricerca, i nuovi comportamenti sperimentati riguardano in primo luogo il provare una nuova posizione. A seguire: il sexting (invio di messaggi testuali o foto dai contenuti esplicitamente erotici), lo scambio di foto di nudo, la condivisione di fantasie sessuali, il porno, la ricerca di informazioni sessuali online, il cybersex (sesso virtuale) e le riprese di comportamenti sessuali in solitaria”.

L’equipe di ricercatori statunitense, poi, è andata ancora più a fondo, e dallo studio ha ricavato anche le motivazioni psicologiche che hanno maggiormente influenzato le nuove attività sessuali.

Per gli uomini le ragioni prevalenti sono risultate “il desiderio sessuale nelle ultime settimane e la solitudine”. Per le donne, invece, oltre al proprio desiderio sessuale, a motivarle nella sperimentazione è stato anche “il desiderio sessuale del partner, la solitudine in pandemia e lo stress percepito”. Genericamente gli studiosi sottolineano che “essere più giovani, vivere soli e sentirsi stressati”, sono i fattori che hanno spinto a sperimentare.

Secondo gli studiosi, la pandemia ha cambiato la sessualità, ma, contrariamente a ciò che si pensa, tutto ciò non è così collegato al Sex-Tech.

Solo pochi partecipanti allo studio hanno indicato di aver sperimentato nuove attività sessuali basate sulla tecnologia in concomitanza con l’inizio della pandemia. Infine, affermano gli psicologi, i partecipanti che hanno provato nuove attività sessuali, “risultano avere tre volte in più la probabilità di sperimentare e indicare miglioramenti nella loro vita sessuale complessiva”.

Fonti:

Dire-Agenzia di stampa nazionale

Salute domani

Redazione Mettiche

Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2020

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