Vaginismo e paura della penetrazione

Lonely girl sitting on a rock

Fobia della penetrazione: il vaginismo

Sembra tutto perfetto. Eppure sembra impossibile il potersi abbandonare, a lui, nel momento desiderato…

Un’altra scena di romanticismo: il matrimonio sognato che si realizza, la bellezza e la magia del momento, e la poesia che si infrange appena lui si avvicina durante la prima notte di nozze… ed ecco il matrimonio bianco.

Ebbene tutto ciò non accadeva nel secolo scorso, come comunemente si può pensare, ma accade ancora oggi alle giovanissime adolescenti e alle giovani donne nelle città metropolitane: avere paura e timore assoluto della penetrazione vaginale durante il primo rapporto sessuale, dovuto per la maggior parte dei casi ad una fobia della penetrazione che prende il nome di vaginismo. Il vaginismo, fobia della penetrazione, è quindi un disturbo sessuale che si manifesta a livello fisico-psicosomatico, ma la cui origine è prevalentemente legata nei casi di vaginismo primario (ovvero quando non vi è stato neanche un rapporto sessuale di tipo coitale) a fattori psicologici-emotivi.

Per vaginismo s’intende la contrazione involontaria e riflessa della muscolatura pelvica (del perineo, della vulva e dell’orifizio vaginale), che impedisce la penetrazione durante il rapporto sessuale (pausa della penetrazione), ma anche l’introduzione del dito durante la masturbazione, sino ad apparire come dolorosa la vicinanza all’orifizio vaginale di un cotton fioc durante la visita ginecologica.

La contrazione è una reazione automatica sulla quale la donna sente di non aver nessun controllo e questa è la principale causa dei matrimoni bianchi. La fobia sessuale non impedisce di provare piacere ed eccitazione sessuale attraverso altre forme di stimolazione erotica, e spesso i partner appaiono abbastanza pazienti nell’accettare ciò per un intervallo di tempo lungo anche anni.

Le donne vivono la loro condizione in profonda solitudine, come se il vaginismo rappresentasse una invalidità permanente che impedisce loro di essere donne in modo completo. I fattori all’origine di tale disfunzione sessuale, escludendo i rarissimi casi dovuti all’anatomia e a situazioni intrapsichiche che si esprimono attraverso il sintomo, sono per la maggior parte dei casi legati a:

  • Fattori educativi;
  • Storie di abusi sessuali;
  • Paura di restare incinta;
  • Fobia del parto;
  • Visione distorta dei propri genitali (misure, dimensioni);
  • Ansia anticipatoria della penetrazione;
  • Disturbi del desiderio;
  • Dolore fisico associato alla sessualità.

Care lettrici, se vi accorgete che il vostro problema non ha trovato soluzione con il tempo e talvolta anche un partner dolce e comprensivo non ha permesso di superare il problema, provocando una ulteriore demoralizzazione, non scoraggiatevi pensando di essere casi unici nella storia della umanità e della medicina! Si tratta di un problema più comune di quanto si pensi e che per il quale esistono trattamenti sessuologici che portano alla risoluzione completa della disfunzione sessuale. Le donne sposate chiedono aiuto dopo molti anni e spesso è il desiderio di un figlio che le spinge a rivolgersi ad uno specialista.

La terapia psicosessuologica attraverso le tecniche di desensibilizzazione sistematica che agiscono sulla contrazione involontaria e altre tecniche psicoterapeutiche, volte alla gestione delle emozioni legate alla propria corporeità e al rapporto con l’altro, permettono non solo alla donna, ma anche alla coppia, di superare il problema.

Importante lasciare da parte l’imbarazzo e la vergogna e comunicare allo specialista che saprà suggerire le giuste soluzioni al fine di poter permettere alla donna di superare quel “blocco” che impedisce di vivere con libertà l’“amore”.

– > Per un approfondimento Ministero della Salute

Dott.ssa Patrizia Pezzella
Psicologa e Sessuologa

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