Lavoro e trasgressione. Quando si ha una storia clandestina con un collega…

Federica ha 27 anni, lavora da tre anni in una società che produce capi d’abbigliamento. Da quando ha raggiunto una posizione di responsabile marketing, spesso viaggia per lavoro.
Le trasferte sono spesso faticose, perché si devono prendere treni o aerei ad orari allucinanti, ci si deve muovere con rapidità da un città all’altra per ottimizzare i tempi, e capita di rimanere fuori per qualche giorno… e notte.

Federica  si è trovata a gestire questa nuova fase del suo lavoro inizialmente con un certo timore. Ma quando ha preso maggiore sicurezza ha cominciato ad apprezzare queste trasferte perché ha trovato che potevano implicare anche degli aspetti insoliti e divertenti. Infatti, con il collega della sede di Milano ha scoperto una zona di locali e ristorantini che mai avrebbe trovato da sola. A Firenze è stata invitata in un circolo molto esclusivo. A Parma ha assistito all’anteprima di uno spettacolo teatrale. E così via… ed è capitato che il collega gentile ha finito di farle compagnia fino al giorno successivo. Tutto bene dunque, riuscire a conciliare lavoro e divertimento è il massimo!

Federica però ha un compagno fisso, a cui è molto attaccata e nei confronti del quale ha dei sensi di colpa pazzeschi. Mi dice che per nessun motivo al mondo “tradirebbe”  Massimo. Perché lo ama e sta bene con lui. Ma quando è fuori “si sente un’altra. È felice di accettare gli inviti che riceve ed è eccitatissima all’idea di “trasgredire”. Sa benissimo che poi si sentirà in colpa… ma non riesce a resistere.

La sua giustificazione è che quella storia clandestina con un collega, quelle avventure, per lei non hanno nessun significato.

Equivalgono al piacere di mangiare un bel gelato quando fa molto caldo, ed è come se dovesse rifarsi del “tempo perduto”. Nel senso che sta con Massimo dai tempi del liceo, che è stato il primo ed unico amore della sua vita.

Le chiedo come si sentirebbe se scoprisse che anche Massimo ha il suo stesso atteggiamento mentale, per cui pur amandola molto non sfugge a possibili sporadiche avventure di solo sesso e divertimento. Rimane molto perplessa, quasi stupefatta…non ci aveva mai pensato!
Massimo è sempre così innamorato e dedito a lei, che mai le era venuto in mente che potesse avere anche lui l’equivalente di quelle che lei definisce “innocenti trasgressioni”!

È veramente disorientata. E comincia ad avere dei sospetti che tutta la disponibilità di Massimo a sostenerla nella sua carriera e a spingerla ad accettare le trasferte non sia altro che una scusa per avere a sua volta la possibilità di “divertirsi”. Mi pare che si stia arrabbiando. Cerco allora di farla riflettere. In una relazione è giusto che ciascuno continui a mantenere degli spazi di autonomia rispetto al partner. Ma è altrettanto giusto che ci siano delle regole condivise su come gestire la relazione.

È bello stare insieme e condividere un progetto di vita, è utile che ciascuno mantenga un proprio spazio indipendente. Ma si devono decidere insieme le regole della convivenza e anche quanto lo spazio di autonomia individuale può essere ampio.

Voi cosa ne pensate?

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