Prevenzione al femminile

prevenzione

Quale prevenzione per noi donne?

La prevenzione in sanità  è quell’insieme d’interventi di carattere sanitario o di promozione di stili di vita sani, messi in atto per ridurre le potenzialità evolutive di alcuni fattori di rischio e quindi per assicurare il benessere sia della popolazione sia dell’individuo.
Sono codificati tre livelli di prevenzione:

Prevenzione Primaria: agisce adottando interventi sanitari o comportamenti, in grado di evitare o ridurre l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia. Esempi classici di prevenzione primaria sono le campagne antifumo o le vaccinazioni.

Prevenzione Secondaria: sono misure messe in atto per fare una diagnosi quanto più possibile precoce di una malattia. In tal modo si può intervenire in tempi precoci dello sviluppo di tale malattia o bloccandolo e riducendone proprio la comparsa. Esempi molto conosciuti di prevenzione secondaria sono il pap test e la mammografia.

Prevenzione Terziaria: è l’ultima forma di prevenzione, quella delle eventuali complicanze di una malattia o delle sue recidive
Fare prevenzione a livello individuale significa tutelare al meglio la propria salute, e a livello sociale cercare di ridurre il carico socio sanitario che le malattie comportano, promuovendo nello stesso tempo il benessere per tutta la popolazione.
Per noi donne sono molti i comportamenti e le misure di prevenzione codificate che possono aiutarci a tutelare e a conservare la nostra salute, vediamo i più comuni ed efficaci.

Screening per ridurre il tumore alla mammella: mammografia
Come suggerito dalle raccomandazioni europee, lo screening mammografico deve essere sostenuto con l’esame mammografico (radiografia delle mammelle) con doppia proiezione. L’esame si esegue appoggiando le mammelle una per volta su un piano, dove sono leggermente compresse e radiografate in senso orizzontale e in senso verticale. L’esame di solito non è doloroso e non è associato ad alcun rischio per la salute, perché le dosi di radiazioni emesse sono molto basse.
In base al rapporto costo-efficacia, le donne ultracinquantenni dovrebbero fare la mammografia ogni due anni.
Facendo la mammografia ogni due anni, le donne di età compresa fra 50 e 69 anni possono ridurre del 35% il rischio di morire per cancro della mammella.
La mammografia è comunque utile anche in donne più giovani; ad esempio in donne di 45-49 anni, l’intervallo dovrebbe essere di 12-18 mesi. Nelle giovani con mammelle radiologicamente più dense, può essere opportuno integrare l’esame mammografico con l’ecografia.

Screening per ridurre il cancro del collo dell’utero: Pap test e approfondimenti
Lo screening per questo tipo di tumore si basa sul prelievo, tramite una spatola di alcune cellule dal collo dell’utero, che poi vengono strisciate e fissate su un vetrino e mandate al laboratorio per la lettura al microscopio. Tale striscio è comunemente chiamato pap test (pap da Papanicolau l’inventore di questo esame.)
In Italia, i programmi di screening cervicale, prevedono l’esecuzione di un Pap test ogni tre anni nelle donne tra i 25 e i 64 anni.
Se il Pap test da risultati positivi, esistono, poi tecniche di approfondimento di secondo livello quale la colposcopia, un esame con un particolare microscopio: il colposcopio. Il fine di questo esame è quello di compiere una diagnosi precisa e quindi un’adeguata scelta terapeutica.
In Italia è attiva anche la prevenzione primaria (vaccinazione) per l’HPV che causa il cancro del collo dell’utero, tramite tre dosi di vaccino da effettuare in età adolescenziale (dodicenni e altre classi di età secondo le diverse politiche sanitarie regionali).

 

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L'iniziativa mettiche è un progetto di SMIC Società Medica Italiana per la Contraccezione, tutti i diritti sono riservati.

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Quale prevenzione per noi donne?

La prevenzione in sanità  è quell’insieme d’interventi di carattere sanitario o di promozione di stili di vita sani, messi in atto per ridurre le potenzialità evolutive di alcuni fattori di rischio e quindi per assicurare il benessere sia della popolazione sia dell’individuo.
Sono codificati tre livelli di prevenzione:

Prevenzione Primaria: agisce adottando interventi sanitari o comportamenti, in grado di evitare o ridurre l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia. Esempi classici di prevenzione primaria sono le campagne antifumo o le vaccinazioni.

Prevenzione Secondaria: sono misure messe in atto per fare una diagnosi quanto più possibile precoce di una malattia. In tal modo si può intervenire in tempi precoci dello sviluppo di tale malattia o bloccandolo e riducendone proprio la comparsa. Esempi molto conosciuti di prevenzione secondaria sono il pap test e la mammografia.

Prevenzione Terziaria: è l’ultima forma di prevenzione, quella delle eventuali complicanze di una malattia o delle sue recidive
Fare prevenzione a livello individuale significa tutelare al meglio la propria salute, e a livello sociale cercare di ridurre il carico socio sanitario che le malattie comportano, promuovendo nello stesso tempo il benessere per tutta la popolazione.
Per noi donne sono molti i comportamenti e le misure di prevenzione codificate che possono aiutarci a tutelare e a conservare la nostra salute, vediamo i più comuni ed efficaci.

Screening per ridurre il tumore alla mammella: mammografia
Come suggerito dalle raccomandazioni europee, lo screening mammografico deve essere sostenuto con l’esame mammografico (radiografia delle mammelle) con doppia proiezione. L’esame si esegue appoggiando le mammelle una per volta su un piano, dove sono leggermente compresse e radiografate in senso orizzontale e in senso verticale. L’esame di solito non è doloroso e non è associato ad alcun rischio per la salute, perché le dosi di radiazioni emesse sono molto basse.
In base al rapporto costo-efficacia, le donne ultracinquantenni dovrebbero fare la mammografia ogni due anni.
Facendo la mammografia ogni due anni, le donne di età compresa fra 50 e 69 anni possono ridurre del 35% il rischio di morire per cancro della mammella.
La mammografia è comunque utile anche in donne più giovani; ad esempio in donne di 45-49 anni, l’intervallo dovrebbe essere di 12-18 mesi. Nelle giovani con mammelle radiologicamente più dense, può essere opportuno integrare l’esame mammografico con l’ecografia.

Screening per ridurre il cancro del collo dell’utero: Pap test e approfondimenti
Lo screening per questo tipo di tumore si basa sul prelievo, tramite una spatola di alcune cellule dal collo dell’utero, che poi vengono strisciate e fissate su un vetrino e mandate al laboratorio per la lettura al microscopio. Tale striscio è comunemente chiamato pap test (pap da Papanicolau l’inventore di questo esame.)
In Italia, i programmi di screening cervicale, prevedono l’esecuzione di un Pap test ogni tre anni nelle donne tra i 25 e i 64 anni.
Se il Pap test da risultati positivi, esistono, poi tecniche di approfondimento di secondo livello quale la colposcopia, un esame con un particolare microscopio: il colposcopio. Il fine di questo esame è quello di compiere una diagnosi precisa e quindi un’adeguata scelta terapeutica.
In Italia è attiva anche la prevenzione primaria (vaccinazione) per l’HPV che causa il cancro del collo dell’utero, tramite tre dosi di vaccino da effettuare in età adolescenziale (dodicenni e altre classi di età secondo le diverse politiche sanitarie regionali).

 

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