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Donne, donne, donne...

Questa rubrica che prende nome da uno dei brani più famosi dell'Operetta "La Vedova Allegra" è uno spazio di riflessione sulle donne nel nostro paese nei vari ambiti, come ad esempio: lavoro, politica, cultura, scienza, arte, sport e vita familiare. Perché delle donne... non è affatto "scabroso studiar"!


Donnicidi

L'ennesimo assassinio di una donna compiuto da un uomo suo attuale, o ex partner, ci induce ad interrompere, momentaneamente, il nostro filone della storia delle donne per esprimere in questo spazio indignazione e preoccupazione per fatti che, ormai, hanno conquistato la dimensione di un fenomeno statistico. A tale riguardo, coniamo una parola nuova “donnicidio” in contrapposizione paritaria con la parola “omicidio” (che finora, con significato onnicomprensivo, ha definito il crimine dell'eliminazione fisica sia di un uomo che di una donna), in quanto la parola “femminicidio”, già coniata da alcuni giornali non ci piace. Infatti, se l'umanità è divisa nei due sessi e il maschio è definito “uomo”, non si vede perchè per la femmina il linguaggio non abbia selezionato ancora una definizione che la distingua o dall'uomo o dagli altri animali.
Dunque, oltre agli uxoricidi di mariti che vogliono liberarsi di una moglie scomoda e altri tipi di crimini contro le donne (anch'essi divenuti consueti fatti di cronaca), di cui però non vogliamo occuparci in questo articolo, dobbiamo constatare una frequenza crescente di “donnicidi” compiuti da uomini che non vogliono riconoscere la fine della loro relazione con la vittima.
Tralasciando i moventi dei singoli fatti, di cui si debbono occupare le Autorità Pubbliche competenti, ma facendo riferimento ai numeri che già l'Istat ha raccolto su questo particolare fenomeno, invitiamo tutti coloro che possiedono una preparazione culturale idonea a studiarlo adeguatamente e a spiegare quali sono le motivazioni profonde che spingono un uomo all'apparenza ”normale” a compiere atti irrazionali ed efferati, invece di rassegnarsi a chiudere civilmente un rapporto ormai logoro, e che egli con molta probabilità avrà notevolmente contribuito a logorare con il suo comportamento. Infatti, si deve tener presente che, solitamente, tali atti costituiscono il suggello finale di un iter relazionale, più o meno lungo, costellato di percosse e di violenze fisiche e verbali, che a loro modo ne preannunciavano l'esito. Inoltre, vogliamo essere aiutati a capire quanto e, soprattutto, ”come” l'educazione sia in grado di prevenire il verificarsi di questi particolari delitti, e cosa manca nella formazione del maschio della specie umana che lo renda capace di adeguarsi serenamente alla nuova cultura paritaria nel rapporto tra i sessi, nel quale, l'amicizia e il conforto che ne derivano, compensano ampiamente la perdita del potere che il regime patriarcale conferiva all'uomo per il solo fatto di essere di sesso maschile. Tuttavia, in cambio, egli deve, imparare a curare la sua relazione, riconoscendo e rispettando la dignità della donna, la sua intelligenza, la sua persona, anche quando la volontà di lei non coincida con i propri interessi e sentimenti.
In altre parole, mentre la rivoluzione sessuale della seconda metà del secolo scorso è riuscita a modificare la cultura della maggioranza della popolazione femminile, specie quella delle nuove
generazioni, permettendo loro di conseguire spesso una buona consapevolezza di sé e del proprio
diritto a realizzarsi, da parte dell'universo maschile non vi è stata corrispondenza educativa. Molti uomini, fortunatamente, capiscono e si adeguano volentieri, apprezzando il nuovo indirizzo culturale, molti altri purtroppo non vi riescono, anzi nemmeno ci provano, perchè ancora a livello istintuale profondo non riescono a separarsi da una concezione arcaica e possessiva che considerava l'uomo un indiscutibile padrone.
Pertanto, questi uomini vanno rieducati. Studiosi di fenomeni sociali, filosofi, giuristi, psicologi, politici illuminati, ecclesiastici che vogliano dimostrare concretamente il loro amore per la verità e l'umanità, abbandonino posizioni conservatrici ormai sterili, obsolete e paralizzanti e intervengano, per quanto è nelle loro possibilità, per favorire la crescita di un uomo nuovo, che sappia riconoscere nell'altra, comunque nel diverso, la sua stessa umanità.
Per quanto riguarda le donne, esse devono imparare a difendere se stesse, non sottovalutando i segni premonitori della violenza (così ad esempio: l'imposizione di rapporti non voluti o non protetti), illudendosi di poterli considerare episodi senza seguito, perchè non è mai così: chi sente il bisogno di far valere le proprie esigenze, comunque prepotentemente o, peggio, insultando e alzando le mani, sicuramente lo farà ancora e per abitudine, in quanto, é un immaturo, un arrogante che non ha il pieno controllo di sè, e che può divenire pericoloso, anche se dopo chiede scusa.
Inoltre, devono essere create strutture sociali, e potenziate quelle già operative, affinchè siano in grado di soccorrere “tempestivamente e in ogni modo” le donne in difficoltà: cominciando dal permettere l'utilizzazione di sistemi anticoncezionali di emergenza (la cosiddetta “pillola del giorno dopo”), fino al consentire loro di liberarsi in sicurezza da contesti violenti, anche facendo opera di convinzione nei confronti di quelle indecise, che dimostrano di non capire il pericolo che corrono.
Non si può accettare, infatti, che in un Paese democratico esistano e siano tollerate realtà tanto lontane dai principi fondamentali della nostra civiltà, dove la prepotenza e la violenza possano ledere sistematicamente i diritti fondamentali della persona (ricordiamo che, in genere, il delitto conclude una parabola, spesso durata anni, di soprusi fisici e morali) e compromettere la vita delle donne, lo sviluppo sereno dei figli, futuri cittadini, senza poter intervenire prima che i danni divengano irreversibili per tutti.
Non abbiamo bisogno, infatti, di carceri piene, di donne massacrate e di figli orfani che per tutta la loro vita porteranno i segni del dramma di cui sono stati innocenti e impotenti testimoni, ma di uomini ragionevoli, di cittadini consapevoli dei loro doveri e che siano capaci di superare con autocontrollo le inevitabili contrarietà della vita e di rispettare i limiti della convivenza civile con dignità anche quando si sentono feriti.
La civiltà di un individuo si riconosce da come questi supera i suoi istinti primordiali imponendo a se stesso il rispetto che egli deve, qualunque cosa accada, non solo alla sua persona e alla sua vita, ma anche a quella di tutti coloro che con lui si trovino in rapporto, specie se conflittuale.
Perciò è necessario insegnare agli uomini tendenzialmente violenti (madri, padri, educatori in genere, facciano molta attenzione ai propri ragazzi) e a coloro che fanno del culto della forza, comunque espressa, la manifestazione massima della loro virilità, a considerarla, invece, una dote senza valore se non riescono a dominarla e a sottometterla alla ragione e a trasformare le sconfitte in un'occasione per riesaminare umilmente se stessi, capire i propri errori, uscire dalla cieca bestialità e crescere.

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