I fibromi uterini

fibromi uterini

I fibromi uterini sono una forma di tumore benigno che origina dalla parte muscolare dell’utero. Si tratta di una neoplasia la cui degenerazione tumorale è molto rara. Attorno allo 0.1 % degenerano in sarcomi. I fibromi sono piuttosto comuni: si stima che siano diffusi in una donna su tre in eta’ fertile. In menopausa solitamente si riducono progressivamente di volume.

Fibromi uterini, i sintomi

I fibromi possono svilupparsi singolarmente o in maniera multipla, hanno dimensioni che variano da pochi mm a pochi cm, ma in alcuni casi arrivano anche a 20 cm e piu. Possono essere superficiali, intramurali e sottomucosi, a seconda della posizione in cui si collocano nella struttura muscolare dell’utero. Nel 50-70 % dei casi sono asintomatici, e talora la donna non sa nemmeno di averli.

I fibromi superficiali, in genere, sono asintomatici perché rivolti verso l’esterno dell’utero e non intaccano organi addominali adiacenti.

I fibromi intramurali e i sottomucosi, invece, possono essere piuttosto fastidiosi. Anche se di piccole dimensioni, possono provocare dismenorrea (ciclo doloroso), metrorragia (flusso abbondante) e menometrorragia (durata del flusso più lungo).

Inoltre questo tipo di fibromi può talvolta interferire con la fertilità e con l’inizio della gravidanza, impedendo l’impianto e la crescita dell’embrione e aumentando il rischio di aborto spontaneo, in particolare quando si tratta di fibromi sottomucosi.

Parliamo di utero fibromatoso quando l’insieme della struttura uterina risulta alterata da multipli nodi i cui limiti sono spesso indistinguibili.Quando i fibromi aumentano di dimensione, cominciano anche i fastidi dovuti alla compressione della zona in cui sono localizzati come: dolore pelvico, dolore alle gambe, gonfiore addominale, stipsi e bisogno di urinare spesso.

Fibromi uterini, diagnosi e cure

La diagnosi in genere non pone particolari difficoltà. Sono utili una visita ginecologica e un’ecografia addominale e trans-vaginale. In alcuni casi devono essere aggiunti altri esami, come la risonanza magnetica o l’isteroscopia. Sempre utile eseguire un emocromo per valutare la presenza di un eventuale stato anemico.

Per quanto riguarda le cure, un atteggiamento di attesa, accompagnato da controlli periodici, è indicato per le pazienti asintomatiche e per quelle con fibromi di piccole dimensioni o a lenta crescita.

I trattamenti sono invece indicati in presenza di sintomi che condizionano la qualità della vita.

Il ventaglio di terapie farmacologiche a disposizione è ampio. Una delle terapie più frequentemente utilizzate si basa sull’assunzione di estro-progestinici, progestinici o di analoghi dell’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), il cui scopo è ridurre i fastidi legati al ciclo mestruale e alla compressione dovuta alla dimensione. Qualche volta risulta utile l’utilizzo di un sistema intrauterino al levonorgestrel per controllare le perdite ematiche.

Solo quando è presente una sintomatologia importante che non risponde ai farmaci, è necessario intervenire chirurgicamente. Ma la chirurgia va possibilmente modulata anche alla luce di alcuni fattori come l’eta’ della donna, il desiderio di gravidanze future, la velocita’ di crescita. L’intervento chirurgico più praticato è rappresentato dalla miomectomia che consiste nel rimuovere il fibroma, piu’ spesso con una laparoscopia. Si tratta di una tecnica che consente di salvare l’utero e che viene associata anche a una terapia farmacologica per scongiurare eventuali recidive, che pur si ripresentano in un 20-30 % dei casi.

Altre tecniche chirurgiche utilizzate sono la miolisi con radiofrequenza o laser, l’embolizzazione delle arterie uterine e la chirurgia a ultrasuoni. Solo in casi estremi, come ultima chanche in situazioni particolari, viene praticata l’isterectomia, cioè la rimozione parziale e o totale dell’utero.

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